I vini di Montalcino nella Guida 2018 de L’Espresso

Quattrocento etichette divise in quattro categorie: 100 vini da bere subito, 100 da comprare, 100 da conservare e 100 da riassaggiare. Sono le speciali graduatorie della nuova Guida “I Vini d’Italia” de L’Espresso, curata da Andrea Grignaffini e Antonio Paolini e presentata ieri alla Stazione Leopolda di Firenze. Dopo la rivoluzione di un anno fa, ecco un’altra novità, la categoria dei “100 vini da riassaggiare”, per dare un’ulteriore prospettiva al consumatore, quella evolutiva: una sezione senza classifica, ma che mappa le vecchie annate presenti sul territorio italiano in ordine decrescente di annata, dalla 2013 alla 1985, e in cui si trovano etichette che hanno fatto la storia, come Biondi Santi Brunello di Montalcino 2000.

L’approccio che contraddistingue la guida resta quello empirico. Tramite lo strumento analitico delle classifiche, infatti, il consumatore potrà farsi un’idea dello stato dell’arte del vino in Italia, in base non solo alla sua intenzione, ma anche al suo profilo. L’edonista, per esempio, sarà interessato alla dimensione della godibilità al momento del consumo, in una parola, alla bevibilità, cui è dedicata, in un certo senso, la sezione “i 100 vini da bere subito”. Il pragmatico, invece, sarà più sensibile al rapporto qualità/prezzo, che troverà diligentemente compilato, da Nord a Sud, nella sezione “i 100 vini da comprare”. Il collezionista, infine, sarà interessato al potenziale d’invecchiamento, che troverà rappresentato nella sezione della guida dedicata alla longevità, “i 100 vini da conservare”. Nella lista de l’Espresso non manca Montalcino, presente coi suoi Rosso e Brunello in tutte e tre le top 5 (i vini “da riassaggiare”, come detto, sono senza classifica).

Durante la presentazione sono stati battuti all’asta, dalla Casa d’Aste Pandolfini, 150 lotti di vini pregiati e da collezione (e altri 350 saranno battuti oggi e domani, nella sede di Pandolfini). Forte l’apprezzamento per il Brunello di Montalcino, e in particolare per quello di Soldera. Un lotto di cinque Riserva (annate dal 1994 al 2002) è andato a 1.800 euro, un lotto di 3 Brunello del 1990 a 1900 euro, una Magnum del 1986 a 1.000 euro, e sempre 1.000 euro ci sono volute per una Rosso dai Vigneti di Brunello Case Basse del 1979.

Focus – I vini di Montalcino presenti nella guida “I Vini d’Italia” de L’Espresso 2018

“100 vini da bere subito”

4. Rosso di Montalcino 2015 – Corte dei Venti

6. Brunello di Montalcino 2012 – Terre Nere Campigli Vallone

100 vini da comprare”

5. Brunello di Montalcino 2012 – Col d’Orcia

14. Rosso di Montalcino 2015 – Pian delle Querci

32. Brunello di Montalcino 2012 – Caprili

“100 vini da conservare”

5. Brunello di Montalcino 2012 – Fuligni

10. Brunello di Montalcino Riserva 2011 – Stella di Campalto – San Giuseppe

15. Brunello di Montalcino Vigna Loreto 2012 – Mastrojanni

22. Brunello di Montalcino Riserva Lupi e Sirene 2011 Podere Le Ripi

65. Brunello di Montalcino Piaggione 2012 – Podere Salicutti

“100 vini da riassaggiare”

Brunello di Montalcino 2006 – La Cerbaiola – Salvioni

Brunello di Montalcino 2000 – Biondi Santi

Brunello di Montalcino Vigna Pianrosso 1999 – Ciacci Piccolomini

Tra “chiocciole” e “Grande Vino”, Slow Wine premia il Brunello di Montalcino

Autunno, tempo di guide e Montalcino risponde presente. Negli scaffali delle librerie è arrivata la pubblicazione Slow Wine riferita al 2018. Le ambite chiocciole sono state assegnate anche per alcune aziende di Montalcino come Baricci, Fattoi, Il Paradiso di Manfredi e Le Chiuse. Nella categoria “Grande Vino” il Brunello è rappresentato dalle annate 2012 di Corte dei Venti, Costanti, Pietroso, La Cerbaiola – Salvioni, Podere Sante Marie – Colleoni, Le Ragnaie; dalle Riserve 2011 di Sesti, Stella di Campalto e Poggio di Sotto e dalla Riserva 2010 Poggio al Vento di Col d’Orcia. In “Vino Slow” il Brunello di Montalcino compare 6 volte con le annate 2012 di Terre Nere, Il Paradiso di Manfredi, Le Chiuse, Fornacina, Pian delle Querci e San Carlo.

Val di Suga e il progetto di tre diversi Brunello di Montalcino

Sono i più apprezzati nel mondo e i più prodotti in Europa, ma i consumi e le richieste cambiano e gli europei, italiani in testa, ne bevono sempre meno, contagiati dal “fenomeno sparking”. In Oriente e Nord America, invece, i vini rossi continuano a far impazzire. “Si è verificata una repentina migrazione della domanda di vino rosso da alcuni nostri mercati storici di esportazione attualmente depressi, come la Germania, la Gran Bretagna o la Svizzera – spiega Denis Pantini, di Nomisma-Wine Monitor, in un’intervista al mensile Food&Beverage -. Allo stesso tempo crescono notevolmente Giappone, Cina e Corea del Sud, oltre che Canada e Usa. Frequentemente, e in particolare nei nuovi mercati, il consumo di vino rosso è collegato ad aspetti salutistici e climatici o addirittura ‘scaramantici’, come nel caso della Cina in cui il colore rosso porta fortuna”. Food&Beverage allarga la questione nella pubblicazione di ottobre, con dieci storie di dieci produttori di vino rosso. Tra loro, anche Bertani Domains, titolare a Montalcino dell’azienda Val di Suga, dove è stato realizzato un progetto vitienologico coraggioso e originale che ha infranto alcuni schemi classici della produzione di Brunello di questo territorio. Infatti, si legge nella rivista, “invece di realizzare soltanto un Brunello di Montalcino, attraverso un blend dei diversi Sangiovese coltivati nei 55 ettari complessivi dell’azienda, si è scelta la via di produrre tre vini capaci di esprimere le peculiarità dei tre diversi siti produttivi di appartenenza. Tre cru ben distinti, per esposizione, suolo, microclima, e altitudine, dove non solo il Sangiovese ha trovato un habitat ideale per esprimersi ai suoi massimi livelli, ma anche per farlo in maniera molto diversificata. Da qui la scelta dello staff tecnico dell’azienda di voler raccontare il proprio Sangiovese in tre diverse declinazioni, ognuna con una sua specifica identità altamente riconoscibile”. Eccoli allora i tre vigneti di Val di Suga: a sud-est Poggio al Granchio, a sud-ovest Vigna Spuntali e a nord Vigna del Lago. “Si tratta di vigneti con suoli molto diversi tra loro, rispettivamente marnosi (galestro), calcarei con residui vulcanici e argillosi; tre microclima, rispettivamente montano con l’influenza del Monte Amiata (1.750 metri sul livello del mare), mediterraneo (il mare dista solo 30 chilometri) e continentale (con un clima mite grazie all’influenza del lago circostante; infine, tre altitudini diverse: rispettivamente 400, 300 e 270 metri sul livello del mare”. Ma, per esaltare ulteriormente le peculiarità del Sangiovese in relazione ai suoi tre diversi terroir produttivi, a Val di Suga hanno deciso di utilizzare anche tre diverse tecniche enologiche seguendo il cosiddetto Metodo Borgogna. “Per la vinificazione del Brunello Poggio al Granchio – continua l’articolo – sono state realizzate le follature, per il Vigna Spuntali la tecnica su vasca aperta, mentre per il Vigna del Lago sono stare utilizzate vasche di cemento. Diversi anche gli affinamenti: il Poggio al Granchio in tradizionali botti da 6,0 ettolitri, il Vigna Spuntali in barrique e il Vigna del Lago in botti da 45 ettolitri. II risultato di tutto questo sono tre diversi Brunello di Montalcino con caratteristiche ben distinte e riconoscibili. Poggio al Granchio è un Brunello caratterizzato da profumi di frutti di bosco rossi maturi, sentori decisamente minerali, di pietra focaia; in bocca si avvertono tannini setosi, molto verticali, per un vino dalle potenzialità di lungo invecchiamento. In Vigna Spuntali, invece, a emergere sono le note erbacee, ma anche di frutta candita, in bocca i tannini sono morbidi e dolci, mentre l’affinamento regala una bella evoluzione ossidativa. II Brunello Vigna del Lago si presenta con un colore meno intenso e un grado alcolico inferiore rispetto agli altri due; al naso si evidenziano forti note floreali, citriche, in particolare di arancia amara e in bocca tannini leggeri regalano ottima bevibilità anche senza lunghi invecchiamenti”.

“Barolo Brunello”, i due fuoriclasse del vino italiano si incontrano a Milano

Meglio il Brunello o il Barolo? Agli esperti l’ardua sentenza anche se, nel dubbio, perché essere costretti a scegliere tra i due pesi massimi del vino nazionale? Forse è meglio divertirsi scoprendo le potenzialità di questi “fuoriclasse” e l’occasione giusta può essere quella di “BaroloBrunello”, il gioco del vino e l’appuntamento-degustazione che mette insieme due eccellenze ma anche due mondi diversissimi del mondo del vino italiano: l’evento è in programma per sabato 18 e domenica 19 novembre a Milano e porterà alla scoperta di oltre 50 produttori provenienti da Piemonte e Toscana. La manifestazione racchiude il messaggio di un “piacere del gioco in stretto legame con il mondo del vino e con chi lo produce, perché – come affermano gli organizzatori – ogni produttore presente sarà caratterizzato da una propria unicità che ricondurrà a un giocattolo storico simbolo dello stile e del marchio della casa vitivinicola”. Dunque per la gioia dei wine lovers è prevista una carrellata di Baroli e Brunello di Montalcino e dei loro grandi maestri in un luogo – le Officine del Volo in via Mecenate – che incarnano lo spirito della manifestazione, all’interno dello storico complesso delle ex officine aeronautiche Caproni di Taliedo.

Le colline vitate di Montalcino raccontate da Luigi Anania su Radio 3

Le colline vitate di Montacino raccontate da Luigi Anania. Questo è il tema della puntata trasmessa ieri su Radio 3 Rai all’interno de “Le meraviglie in cammino per l’Italia”, trasmissione curata da Federica Barozzi e Diego Marras e ascoltabile il sabato e la domenica dalle ore 13 alle 13.30. Un programma che vuole mettere in evidenza luoghi meravigliosi ma insoliti e raccontati da narratori provenienti dal mondo dell’arte, della cultura e dello spettacolo. Ieri si è parlato della strada di Sesta nel territorio comunale di Montalcino, quella che collega Castelnuovo dell’Abate a Sant’Angelo in Colle. Una puntata “in presa diretta” visto che la registrazione è avvenuta sul posto, lo si nota anche da qualche rumore di sottofondo, e scandita da passeggiate lungo strade bianche e viti centenarie. Come ha sottolineato Luigi Anania, scrittore e produttore di vino dell’azienda La Torre, si tratta di una zona che è sempre stata attraversata da braccianti, operai, “una strada percorsa da tutti questi uomini che ho conosciuto e che adesso non ci sono più”. Persone con il quale Anania ha costruito un legame forte tanto da dedicargli pagine importanti. Già perché sono proprio loro “i responsabili di questa bellezza”, ovvero di quel paesaggio fortunatamente ancora oggi quasi del tutto immutato e ammirato in tutto il mondo. Proprio come il Brunello. Per ascoltare la puntata completa di “Le meraviglie in cammino per l’Italia” clicca qui.

Le anticipazioni dei “3 bicchieri” di Gambero Rosso: 14 vini (di cui 4 Rosso) sono di Montalcino

Come nel 2016, anche quest’anno sono 14 i vini di Montalcino che hanno ricevuto i “3 bicchieri”, il massimo riconoscimento della Guida Vini d’Italia 2018 del Gambero Rosso. Un successo clamoroso dei Rosso 2015, ben quattro, che “complice un’annata adattissima alla tipologia – si legge nell’anticipazione – regalano leggiadria, souplesse e articolazione. La 2012 sfodera qualche bel fuoriclasse, ma va detto che a differenza di tanta critica che l’ha osannata, a noi è sembrata meno interessante del previsto. Anche qui non mancano le novità a Tre Bicchieri: Corte dei Venti e Le Macioche con il Brunello 2012 e Palazzo con il Rosso 2015”. Un elogio al Rosso, dunque, e una smorzata sul Brunello.

“Ma le grandi annate spesso hanno bisogno di tempo – commenta Patrizio Cencioni, presidente del Consorzio del Brunello – non mi soffermerei tanto su questo dato. Di 2012 ci sono vini veramente ottimi, e magari tra dodici mesi avranno già un altro risultato. Il Rosso? Quattro premiati sono un bel risultato, e al di là dell’aspetto personale (nella lista c’è anche Capanna) sono contento anche per le altre aziende che puntano sul Rosso. È uno sprone per fare il Rosso e non solo Brunello. In fondo, si parla sempre di Montalcino”.

Gambero Rosso elogia inoltre la Toscana, che si conferma regione di grande tradizione vitivinicola e ospita da secoli aziende che affondano le proprie radici in quel passato fatto di commercio, intelligenze e intuito, conquista e latifondo. “Ma limitare la visione della Toscana a questo sarebbe non solo ingeneroso ma decisamente fuorviante. Perché questa regione in realtà non smette di stupire, cercare, proporre. A volte seguendo la tradizione pedissequamente, altre interpretandola in chiave contemporanea, altre facendo saltare il banco con irriverenza e coraggio da vendere, fregandosene di paradigmi e certezze e osando là dove i più indietreggiano”.

Focus – I vini di Montalcino premiati con Tre Bicchieri

Brunello di Montalcino ’12 – Biondi Santi – Tenuta Il Greppo Brunello di Montalcino ’12 – Brunelli – Le Chiuse di Sotto Brunello di Montalcino ’12 – Le Chiuse Brunello di Montalcino ’12 – Corte dei Venti Brunello di Montalcino ’12 – Poggio di Sotto Brunello di Montalcino ’12 – Salvioni Brunello di Montalcino Giodo ’12 – Giodo Brunello di Montalcino Poggio al Vento Ris. ’10 – Tenuta Col d’Orcia Brunello di Montalcino Ris. ’11 – Le Macioche Brunello di Montalcino V. Schiena d’Asino ’12 – Mastrojanni Rosso di Montalcino ’15 – Baricci Rosso di Montalcino ’15 – Capanna Rosso di Montalcino ’15 – Palazzo Rosso di Montalcino ’15 – Uccelliera

G7, più trasparenza e risorse per le Indicazioni Geografiche con la “Dichiarazione di Bergamo”

Creare un sistema multilaterale efficace e semplice per proteggere le Indicazioni Geografiche, migliorare la trasparenza e la protezione delle Ig su Internet, approfondire le ricerche sul positivo contributo delle Indicazioni Geografiche alla sostenibilità economica e ambien­tale e al cambiamento climatico, dare più risorse finanziarie per la cooperazione internazionale destinate al rafforzamento delle Ig. Sono i quattro punti chiave inseriti nella Dichiarazione di Bergamo, documento firmato mercoledì scorso dalle più importanti organizzazioni delle Indicazioni Geografiche di tutto il mondo (quattro i continenti rappresentati: Africa, America, Asia e Europa) in occasione del G7 dei Ministri dell’agricoltura del 14-15 ottobre che si tiene nella città lombarda.

“Con la Dichiarazione di Bergamo si delineano le sfide decisive per tutelare e promuovere il nostro patrimonio agroalimentare, definendo anche nuovi strumenti per la lotta alla contraffazione, i piani per una produzione sostenibile e il rilancio dei negoziati per la tutela legale dei marchi geografici”, ha affermato il Ministro dell’agricoltura Maurizio Martina.

Presente all’incontro anche Giacomo Pondini, direttore del Consorzio del Brunello che è associato alla Federdoc, la Confederazione Nazionale dei Consorzi per la tutela delle denominazioni di origine. “A nome del Consorzio del Brunello ci stanno a cuore queste tematiche – ha spiegato Pondini alla Montalcinonews – ogni associazione è intervenuta spiegando i propri obiettivi e lo stato dell’arte. La Fao, per esempio, ha sottolineato le direttive mondiali riguardo alla produzione agricola. È stata un’occasione di confronto con altre realità, come l’Africa, dove il discorso delle Indicazioni Geografiche non è assimilato come da noi e può essere un volano di sviluppo”.

Dei quattro temi proposti, due in particolare sembrano interessare il mondo del vino: la trasparenza sul web e la sostenibilità. “La tutela su internet è uno strumento che consente l’accesso al mercato anche a tante piccole aziende, senza rischiare la contraffazione – ha commentato, come riporta WineNews, il presidente di Federdoc Riccardo Ricci Curbastro -. Evidentemente la strada intrapresa con gli accordi con le grandi piattaforme come Alibaba, Amazon e Ebay è ottima, ma nonostante si sia vinta la prima dura battaglia con ICANN (l’ente internazionale che gestisce la rete Internet) per il riconoscimento del diritto delle denominazioni dell’uso del nome in abbinamento al suffisso “.wine” e “.vin”, non dobbiamo dimenticare che la questione resta ancora aperta per il resto del sistema delle denominazioni. Non possiamo permettere che sia un solo ente a sé stante a decidere senza un controllo rispetto quelle che sono le necessità del mercato. La seconda priorità è quella della sostenibilità, e penso allo standard Equalitas. Una sostenibilità che non riguarda soltanto gli aspetti ambientali, ma anche la sostenibilità sociale e il corretto comportamento nei confronti sia di chi lavora, sia di chi vive nei territori. Una sostenibilità economica che comprenda anche il comportamento corretto di tutti gli attori sul mercato. Su questo passaggio ci giocheremo buona parte del successo futuro del nostro mondo. La denominazione di origine ha dimostrato di essere un elemento forte di riconoscibilità nel nostro prodotto di territorio, che ora deve puntare a una sostenibilità misurata e certificata. La “Dichiarazione di Bergamo dà la misura del movimento non solo economico ma anche di pensiero culturale che sta dietro alle denominazioni. Rappresenta territori e produttori che hanno nelle IG una chance di sviluppo, economico e sociale anche in aree altrimenti destinate all’abbandono o a situazioni di marginalità”.

Focus sulla Dichiarazione di Bergamo: i quattro punti chiave:

1 – Creazione di un sistema multilaterale di protezione delle Indicazioni Ge­ografiche efficace, semplice e trasparente per i produttori e i consumatori, sostenendo anche l’applicazione dell’Accordo di Lisbona del 1958 – rivisto con l’Atto di Ginevra del 2015 – per garantire una tutela multilivello alle IG.

2 – Miglioramento della trasparenza della “Internet governan­ce” con il coinvolgimento degli stakeholders per una efficace protezione del­le IG quale diritto di proprietà intellettuale, in parti­colare nella gestione da parte di ICANN del sistema assegnazione dei nomi di dominio di primo e di secondo livello; nell’utilizzo dei nomi delle IG nei portali di commercio elettronico e nei motori di ricerca.

3 – Approfondimento delle ricerche e degli studi riguardo il positivo contri­buto delle Indicazioni Geografiche alla sostenibilità economica e ambien­tale e al cambiamento climatico.

4 – Incremento delle risorse finanziarie per la cooperazione internazionale destinate al rafforzamento delle IG attraverso modelli e sistemi di governance efficaci, nelle aree caratterizzate da sottosviluppo e conflitti, con il coinvolgimento diretto delle organizzazioni dei produttori dei Paesi più sviluppati.

Montalcino e la nettezza del Brunello. Paolo Massobrio (La Stampa) dedica la sua rubrica settimanale a Ridolfi

“Lo scorso anno la Guida ai vini dell’Espresso lo ha scelto come il miglior Rosso per il rapporto qualità-prezzo. Un Brunello di Montalcino che si aggira sui 40 euro, segno che la qualità c’è davvero. Ma quello che connota i vini di Ridolfi è la pulizia”. Paolo Massobrio, giornalista e critico gastronomico, dedica la sua rubrica settimanale su La Stampa a Giuseppe Walter Peretti, alla guida di una delle più importanti concerie di pelli d’Europa (ad Arzignano, nel Vicentino), dal 2011 titolare dell’Azienda Ridolfi, sul versante Nord Est di Montalcino, e dallo scorso agosto proprietario dell’Enoteca Osteria Osticcio. “In vigna – spiega Massobrio – contro i parassiti, utilizzano solo rame e zolfo, e la tecnica della confusione sessuale degli insetti; quindi semine e sovesci a orzo, oppure a sulla per i terreni più argillosi. Per il resto il vino matura tranquillo nelle grandi botti, per arrivare a quella pulizia che mi ha colpito. Anzi, la verità dei vini Ridolfi l’ho avvertita quando ho versato il Rosso di Montalcino 2015: rubino brillante e trasparente come un gioiello. Poi senti il rabarbaro, i fiori e in bocca note minerali e armoniche che reclamano la scottiglia. Sul Brunello di Montalcino 2012 ho appuntato: «Chiudi gli occhi e sei a Montalcino: vedi i paesaggi placidi come questo vino dal pregevole equilibrio. Un Brunello dove anche la tannicità è seta e supporta tutta la mineralità del terreno”.

In attesa di BaroloBrunello, ecco il programma completo dell’anteprima

Quattro appuntamenti, tre ristoranti, 12 vini: ecco l’anteprima di BaroloBrunello, a sei settimane dall’evento milanese dedicato alle due grandi B del vino italiano (18-19 novembre). Durante il periodo di attesa il gioco del vino si farà sempre più appassionante grazie ad alcune tappe che sveleranno i dettagli, un piccolo assaggio di ciò che si potrà scoprire durante la kermesse enoica.

Si parte venerdì 20 ottobre alle ore 20.30 con il Ristorante Antica Posteria dei Sabbioni (Località Sabbioni-San Martino Siccomario in provincia di Pavia) e a seguire venerdì 27 ottobre alle ore 20.30 saranno I Castagni di Enrico Gerli (Via Ottobiano, 8/20 a Vigevano) che avranno il compito di ricreare la magia che si ripeterà subito il venerdì successivo, 3 novembre sempre alle ore 20.30. Il Ristorante Daniel di Daniel Canzian (Via san Marco angolo Castelfidardo a Milano) delizierà i suoi ospiti mercoledì 8 novembre alle ore 20.30 con proposte moderne, raffinate e naturali. Gli chef di ciascun ristorante saranno chiamati a realizzare un menù che spazierà da ingredienti e piatti tipici delle due regioni di riferimento, il Piemonte e la Toscana, sino a dare il tocco esclusivo e gourmet che più li caratterizza, in abbinamento a grandi vini.

Le cene del 20 e del 27 ottobre vedranno protagonisti vini come il Brunello di Montalcino 2012 di La Rasina, caratterizzato da una vinificazione moderna e tanto frutto, il Brunello di Montalcino 2012 dell’Azienda agricola Verbena, con una vinificazione classica, e il Brunello di Montalcino 2012 di Collelceto, nato nella zona più a sud, un vino più caldo e in antitesi rispetto ai precedenti. Si proseguirà con la carrellata dei Baroli: Barolo Cannubi 2013 di Fratelli Borgogno, Barolo Monvigliero 2013 di Sordo Giovanni e il Barolo 2013 di Fratelli Alessandria. Il 3 novembre presso I Castagni e l’8 novembre al Ristorante Daniel i presenti si divertiranno con il Brunello di Montalcino Cava d’Onice 2012, Brunello di Montalcino Podere La Vigna 2012, Brunello di Montalcino Bellaria 2012 e poi Barolo Bruna Grimaldi Badarina 2013, Barolo Le Strette Corini-Pallaretta 2013, Barolo Alberto Voerzio La Serra 2013.

Le cene-degustazione saranno tutte condotte da Andrea Zarattini, uno degli organizzatori di BaroloBrunello, e permetteranno ai wine-lover di “allenarsi” in attesa del grande evento di Milano, che si terrà sabato 18 (dalle 14.00 alle ore 18.30) e domenica 19 novembre (dalle ore 10.30 alle ore 17.00) a Milano alle Officine del Volo in via Mecenate, con più di 50 produttori riconosciuti per la produzione di Barolo e Brunello di Montalcino, due vini irrinunciabili dell’enologia italiana e internazionale.

“Vinarius”, l’Associazione delle Enoteche Italiane in visita al Consorzio del Vino Brunello di Montalcino

A Montalcino si è concluso questa mattina il seminario del gruppo “Vinarius”, l’Associazione delle Enoteche Italiane, nata nel 1981 per promuovere e valorizzare l’enoteca come luogo dove si esercita il commercio specializzato del vino di qualità e per tutelare il ruolo dell’enotecario come professionista e divulgatore del vino e del mondo. Un legame, quello dell’associazione con il territorio del Brunello, che si rinnova ormai da nove anni dando vita allo stage più longevo tra tutti quelli organizzati. Il tema di quest’anno sono stati i vini, le terre e le aziende del territorio di Montalcino con il Consorzio del Brunello che ha fatto gli onori di casa contribuendo alle varie attività formative e rinnovando questo importante appuntamento attraverso una vera full immersion sul territorio che ha spaziato da momenti formativi, come seminari agronomici ed enologici con la presentazione della storia e dell’attività svolta dal Consorzio, a momenti di approfondimento concreto sul territorio, attraverso le visite aziendali accompagnate da degustazioni verticali anche di vecchie annate. Lezioni su vino e territorio sono state tenute da Paolo Vagaggini. Il gran finale si è consumato con la consegna degli attestati ai partecipanti. La delegazione di “Vinarius” è stata ospite del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino con tante persone che sono partite da tutta Italia (Milano, Brescia, Belluno, Puglia, Firenze…) per un aggiornamento professionale che è prima di tutto una passione. Il momento dello stage è stata anche l’occasione per presentare l’attività della neonata AEPI, Associazione Enotecari Professionisti Italiani, fondata con l’intento di approfondire e specializzare ulteriormente la figura di chi lavora con professionalità in enoteca, delineando il vero e proprio profilo professionale dell’enotecario, attraverso dei severi requisiti di ingresso e la formazione continua, elemento necessario per poter far parte dell’Associazione. Ma anche con un codice deontologico, dotandosi di uno sportello del cittadino consumatore per incrementare l’interazione fra il pubblico e i professionisti. L’appuntamento con lo stage si rinnoverà il prossimo anno quando si celebreranno i primi dieci anni di collaborazione tra “Vinarius” e il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino.