Granfondo del Brunello, quando lo sport incontra le eccellenze del territorio

Oltre mille iscritti alla vigilia e 50 km di puro spettacolo. La Granfondo del Brunello e della Valdorcia ha animato la domenica di Montalcino anche se, di fatto, già dal sabato ha fatto sentire la propria presenza e tutto il calore degli sportivi alla città. Davvero tanti i ciclisti arrivati da ogni angolo d’Italia per dare vita a una vera e propria festa a due ruote. Per molti è stata anche l’occasione di fare per la prima volta conoscenza del territorio e di assaggiare le nostre eccellenze con in testa il Rosso, il Brunello e il Moscadello di Montalcino che è stato abbinato ai piatti della tradizione locale durante la Cena Itinerante nei Quartieri di sabato scorso. Una manifestazione, la Granfondo, che è da anni una classica con un fascino unico e dalle caratteristiche impareggiabili. Ma è anche una gara dura che non a caso è stata vinta da Francesco Casagrande, ex professionista su strada e protagonista di vittorie memorabili in campo nazionale e internazionale. Sport, territorio e i nostri prodotti unici al mondo, come il Brunello, si confermano ancora una volta attraenti agli occhi dei visitatori.

Dominga Cotarella: “L’azienda Le Macioche è piccola ma bellissima, una bomboniera. Faremo solo Brunello e qualche Riserva”

“Montalcino è arrivata quasi per caso, l’abbiamo vista per la prima volta a luglio e in pochi mesi abbiamo concluso. La volontà è quella di mettersi alla prova in una delle zone più conosciute e blasonate. L’azienda è piccola ma bellissima, una bomboniera”. Dominga Cotarella, agronoma e figlia dell’enologo Riccardo Cotarella, commenta così, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’acquisto dell’azienda Le Macioche (5 ettari di cui 3,5 vitati a Brunello, investimento di oltre cinque milioni), in una delle zone più storiche del territorio, tra la Fattoria dei Barbi di Stefano Cinelli Colombini e Podere Salicutti, acquistato nel 2016 dalla tedesca Eichbauer, big dell’edilizia e fondatrice del ristorante bistellato Michelin “Tantris” a Monaco di Baviera. Un’operazione tutta al femminile, assieme alle cugine Marta (che si occupa dell’amministrazione) ed Enrica (comunicazione e social), figlie di Renzo Cotarella, amministratore delegato della Marchesi Antinori. Le Macioche, acquistata nel 2014 da tre soci veneti per una cifra attorno ai 4 milioni di euro e con un fatturato intorno ai 25 mila euro, si va ad aggiungere all’altra azienda di famiglia, Falasco (13,2 milioni di fatturato nel 2016), a sud di Orvieto, fondata Riccardo e Renzo e guidata sempre dalle figlie Dominga, Marta ed Enrica. “È stato amore a prima vista – spiega Dominga Cotarella - e quando ti innamori perdi anche l’obiettività. Faremo solo Brunello e qualche Riserva. Usciremo con l’annata 2013 coi vini già in cantina mentre la nostra prima prova totale sarà con l’annata 2017 che avrà anche il marchio biologico riconosciuto. Nelle bottiglie aggiunge resterà il nome Le Macioche, perché è quello della zona, ma introdurremo il nome aziendale Cotarella”. “Insieme – continua Cotarella – ci completiamo, formiamo un team forte e consapevole. Difficilmente andiamo in contrasto e ci concediamo piena fiducia. Abbiamo inoltre la fortuna di poterci confrontare sempre con genitori molto attenti ma che non ci hanno mai limitato nelle scelte, lasciandoci libere anche di sbagliare. Mio padre Renzo ha visto l’azienda qualche settimana fa per la prima volta. Spero di trasmettere anche ai miei figli questi valori. Quello che desideriamo è affrontare questa nuova avventura nel pieno rispetto del posto in cui siamo. Con umiltà, in punta di piedi, sviluppando un confronto continuo con chi ci vive ed opera da molto prima di noi”. Cotarella confessa che lei e le sorelle sono “entusiaste ma al tempo stesso un po’ impaurite, consapevoli di doversi rimboccare le maniche. Spesso parlando delle nuove generazioni si sente dire «al massimo non distruggeranno quello che c’è », invece noi cercheremo di dare e fare qualcosa in più. Il nostro Brunello punterà sul carattere, fedele, per quanto possibile allo stile di famiglia”.

A Milano con “Bottiglie Aperte” si brinda anche ai 50 anni di Brunello di Montalcino

Milano accende i riflettori, è in arrivo una settimana dedicata ai più grandi vini italiani: si parte domenica 8 ottobre con “Bottiglie Aperte”, sesta edizione dell’evento business dedicato all’enologia italiana al Palazzo delle Stelline. Un appuntamento che trasforma la città nella capitale internazionale del vino per stimolare scambi e nuove sinergie tra produttori, sommelier, ristoratori, distributori del settore, ma anche per incontrare i wine lovers. “Bottiglie Aperte” è un evento capace di portare in città 150 aziende, dai grandi produttori alle cantine di nicchia, con 900 etichette in degustazione. Ad arricchire la kermesse anche i vini del nostro territorio. Domenica, alle ore 17.30, nella Sala Bramante, appuntamento con i “50 anni del Brunello di Montalcino” con Conti Costanti (Andrea Costanti sarà il relatore) mentre lunedì alle ore 17, è la Sala Leonardo ad ospitare l’evento “Il Brunello che verrà … il 2012 e il 2013 …” (con cantine come Il Marroneto, Val di Suga, Caprili, Ciacci Piccolomini, Casanova di Neri per citarne solo alcune). E poi gli Awards di “Bottiglie Aperte”, con i Wine List Awards per la migliore carta dei vini al mondo della ristorazione italiana, e i Wine Style Awards assegnati alle aziende per la Miglior Presenza Fieristica, la Miglior Comunicazione Social, il Miglior Sito Web, il Miglior Packaging e il migliore evento aziendale (con WineNews in giuria).

Al via a Siena Millennials Fest. Tra le eccellenze anche il vino bio di Montalcino

L’innovazione e la ricerca nel mondo dell’agri-food, dell’agricoltura e del benessere, con tante proposte dei giovani millennials che già operano nel settore. Questo il tema di Millennials Fest 2017 “Siena Food Innovation”, la due giorni che si apre oggi nella città del Palio. Un viaggio nel cibo, nella salute, nella geopolitica e nella creatività, con dibattiti, interventi e spettacoli teatrali a tema. Presente, durante il primo food hackathon show della scuola italiana, il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca scientifica Valeria Fedeli. Parteciperanno anche i giornalisti Stefano Liberti e Lucia Goracci, corrispondente Rai, che domani sera, al teatro dei Rinnovati (ore 21.15), presenterà “Assedio. Frammenti di reportage”, opera multimediale tratta dai reportage in Iraq e Siria. Nel corso della kermesse, a rappresentare il mondo del vino, ecco l’azienda di Montalcino Tenuta Collosorbo. “Intervengo oggi pomeriggio, nel Cortile del Podestà di Piazza del Campo, all’interno del segmento full innovation – fa sapere alla Montalcinonews Laura Sutera Sardo, che si occupa della parte enologica e viticola dell’azienda – parlerò del nostro recente percorso di conversione al bio, della salvaguardia del territorio e di nuove prospettive per lavorare in agricoltura in modo differente. È un bell’evento, volto all’agrifood, all’innovazione, con realtà diverse a livello europeo. Venerdì invece mi tratterrò un paio d’ore nella Future Zone ad esporre i nostri prodotti, vino e olio”. La Future Zone è uno spazio che comprende tante altre novità, come l’orto in cassetta, l’arnia didattica, il drone che fa analisi di precisione in agricoltura e la prima batteria a flusso realizzata con una molecola organica, ovvero con il chinone estratto dal rabarbaro. Quella di Collosorbo è una delle tante storie di innovazione nel settore dell’agrifood “glocal” e bio. “Fare agricoltura biologica non è difficile, è solo diverso – spiega Laura Sutera Sardo -. Si tratta di cambiare approccio e di aprire la mente, gli strumenti ce li abbiamo. Montalcino, per fortuna, è molto avanti. In questo ci aiuta il territorio e la sensibilità dei produttori nel coniugare qualità e tutela delle risorse”. Millennials Fest 2017 Siena Food Innovation è side-event ufficiale del G7 Science&Technology, ed è promosso da Santa Chiara Lab (Università di Siena), con il patrocinio del Miur, del Comune di Siena, della Camera di Commercio di Siena e della Fondazione Prima. “Vorremmo fare di questo evento un appuntamento di rilievo nazionale” – ha sottolineato a La Nazione il professor Angelo Riccaboni, coordinatore del Comitato organizzatore – per dimostrare come l’innovazione può  fornire un contributo importante alla sostenibilità dei sistemi alimentari  e  al benessere delle nostre comunità. Voglio ricordare il progetto ‘Prima’(Partnership for Research and Innovation in the Mediterranea Area), un programma europeo incentrato sullo sviluppo sostenibile di soluzioni tecnologiche e organizzative in materia di risorse idriche, sistemi alimentari e catene agroalimentari, con budget di 500 milioni e la partecipazione di 11 Paesi europei e 8 della sponda Sud del Mediterraneo”.

La vendemmia a Montalcino è una tradizione dal “Gusto di Vino” e finisce di nuovo in tv

La vendemmia di Montalcino cala il tris e finisce ancora una volta su Canale 5. La trasmissione “Gusto di Vino”, contenitore di approfondimento all’interno del Tg5 a cura di Gioacchino Bonsignore, si è occupata questa volta della raccolta di uva Sangiovese, il vitigno simbolo del nostro territorio. Un servizio di due minuti circa in cui viene fatto un breve resoconto (positivo) dell’ultima vendemmia con le telecamere di Mediaset che si sono soffermate sui paesaggi e i personaggi nella zona “dove si fa uno dei vini più esportati del mondo, sua maestà il Brunello”, come ha detto la voce fuori campo. Le immagini hanno mostrato la raccolta manuale dell’uva ma anche le ultime novità introdotte dalla tecnologia come la macchina dotata di “occhio elettronico” in grado di riuscire a selezionare e riconoscere gli acini per colore e dimensioni. Le sue particolarità sono state illustrate dal produttore Giacomo Bartolommei che ha aggiunto come il fascino della vendemmia rimane sempre invariato. Perché il lavoro dell’uomo resta fondamentale proprio come in passato.

Si è chiusa la Summer School della Fondazione Banfi. Ma già si pensa all’edizione invernale…

“Si dice sempre così, ma è la realtà: è andata meglio delle più rosee aspettative. Una grande partecipazione e soprattutto i feedback entusiastici dei ragazzi, con lezioni interdisciplinari che spaziando dall’agricoltura alla meteorologia, dalla genetica all’agronomia, dal marketing alle neuroscienze, hanno dato un’idea a 360° di quello che è il progetto, ovvero formare la classe dirigente del futuro nel mondo del vino e colmare il gap culturale che c’è sempre stato tra Sangiovese e altri vitigni internazionali”. Così Rodolfo Maralli, presidente della Fondazione Banfi, commenta alla Montalcinonews la prima edizione della Summer School Sanguis Jovis andata in scena la scorsa settimana all’Officina Creativa dell’Abitare di Montalcino, che ha visto partecipare, selezionati con bando di ammissione, venti studenti: dieci professionisti del settore e dieci neolaureati, che hanno beneficiato delle borse di studio offerte da Fondazione Banfi, Fondazione Bertarelli, Consorzio del Brunello, Comune di Montalcino, Montalcinonews e due società di consulenza, Mia e A&Elle.

A guidare la Summer School due membri del Comitato Scientifico della Fondazione Banfi, Attilio Scienza (presidente) e Alberto Marriacci (direttore). “La qualità dei progetti si vede su una variabile temporale – ci spiega Mattiacci, professore dell’Università La Sapienza di Roma -. Se fra 5-6 anni siamo ancora qui vuol dire che siamo stati bravi. È andata bene, in questa settimana è passato il messaggio di voler costruire una cultura ampia sul Sangiovese, con l’anima tecnica, che deve essere preponderante, ma non solo. Si è parlato di mercato, di neuroscienze, di comportamenti di acquisto e consumo, per aprire una nuova via al modo di pensare al vino. Ascoltando i ragazzi crediamo che il messaggio sia passato. Con “Sanguis Jovis” – continua il professore – non ci limiamo alla formazione. Stiamo per lanciare due progetti di ricerca, finanziati dalla Fondazione, per produrre pubblicazioni scientifiche internazionali che metteremo a disposizione della comunità. Facciamo 50% di formazione e 50% di ricerca, l’una senza l’altra non può esistere”.

Per chiudere il corso e consegnare gli attestati di frequenza, venerdì 29 settembre, è stata organizzata una cena a Castello Banfi alla presenza degli studenti, degli organizzatori e di alcuni sponsor del progetto. A portare i saluti dell’amministrazione comunale il sindaco Silvio Franceschelli. “Ricordo di un pranzo a Montalcino insieme a Maralli, Scienza e Mattiacci – ha detto ai presenti il primo cittadino – e nacque questa idea, in un momento complesso del Comune, al suo primo anno di vita dopo la fusione con San Giovanni d’Asso. Stiamo portando avanti il progetto di un distretto agroalimentare di eccellenza e questa iniziativa rientra perfettamente in questa ottica. Ci fa paciere avere aziende che ci aiutano a valorizzare quello che abbiamo. Per questo ringrazio Villa Banfi, che continuo a chiamare così da sempre, nonostante tutte le modifiche sociali. Grazie a Villa Banfi, a Rodolfo e a tutti voi, sperando che vi rimanga nel cuore questa esperienza”.

Durante la cena è stato consegnato agli studenti il Bilancio di Sostenibilità 2016 di Banfi, prima azienda nel mondo ad ottenere, nel 2005, la Certificazione Etica. “Fatevene tesoro perché è un grande obiettivo – ha spiegato il presidente di Banfi Remo Grassi – per questo nasce la Fondazione e di conseguenza la Summer School, che è una bellissima iniziativa che vuole rafforzare il nostro legame col territorio. Ricordate sempre la regola delle 3C: Comunicare, Condividere e Crescere. Noi possiamo dire con orgoglio di essere stati la locomotiva che ha trainato le altre realtà portandole all’eccellenza”.

Delle dieci borse di studio, due sono state offerte dal Consorzio del Brunello, che “ringrazia la Fondazione per un’operazione che allarga orizzonti e permette una crescita del territorio – ha sottolineato il direttore Giacomo Pondini – una nota in particolare va a Rodolfo Maralli, per l’entusiasmo nel portare avanti questa cosa, a cominciare da quando ce l’ha presentata”.

Durante la serata, moderata da un ispiratissimo Maralli, sono arrivate anche le considerazioni dei partecipanti della Summer School. Come Adelaide, che a nome di tutti gli studenti ha ringraziato “la Fondazione e i suoi partner per questa scuola così costruttiva”. O come Daniele: “ci portiamo a casa tanti dubbi e tante curiosità ma soprattutto il ricordo di una bellissima esperienza e di un gruppo che non si conosceva ma che dopo mezz’ora, alle dieci e mezzo di sera, già cantava attorno ad un pianoforte”. Tra i borsisti Sofia Di Giacinto, laureata in Viticoltura ed Enologia a Viterbo: “conoscevo già il territorio, avendo lavorato le ultime due vendemmie in una azienda di Montalcino. Quando ho saputo della Summer School non c’ho pensato un secondo. È una grande occasione con grandi professori da tutta Italia”.

Neanche il tempo dei saluti che è subito il momento di pensare al futuro. “Si pensa già alla seconda edizione, che si terrà tra giugno e settembre. Stiamo valutando il momento migliore”, conclude Maralli. Ma intanto, a marzo 2018, ecco la Winter School, il cui bando sarà pubblicato a breve. Al centro del corso sarà sempre il Sangiovese, proiettato in un mercato globalizzato in cui la digitalizzazione diviene strumento necessario per la sua diffusione e conoscenza

Il Brunello sarà protagonista all’asta dei Masters of Wine di Londra

Visite nelle più prestigiose ed importanti cantine del mondo, dalla Francia all’Italia, dall’Australia alla California, dal Portogallo al Sudafrica, dal Cile alla Germania, con degustazioni esclusive di vecchie annate e grandi formati: sono 18 i “superlots” annunciati da “The Institute of Masters of Wine”, la più autorevole organizzazione del mondo del vino, che il 16 novembre, a Londra, ha organizzato una grande asta enoica, in collaborazione con Bonhams, e una cena esclusiva firmata da Tom Kemble, Head Chef del ristorante stellato della omonima casa d’aste. “Tutti vini rilasciati dai produttori, direttamente dalle loro cantine, proprio per questa asta”, spiegano i Master of Wine guidati da Jane Masters.

Per l’Italia, i protagonisti saranno niente meno che mostri sacri del vino tricolore come Antinori, Frescobaldi e Sassicaia: il lotto è una visita di 3 giorni per 4 persone, che partirà dalla cantina Antinori nel Chianti Classico, a Bargino, proseguirà nella celebre Tenuta Tignanello, e poi a Montalcino, a CastelGiocondo, di Frescobaldi, che sarà il trait-d’union tra la terra del Brunello e Bolgheri, dove ad essere visitate saranno le due cantine icona, Ornellaia, sempre di Frescobaldi, e la Tenuta San Guido della famiglia Incisa della Rocchetta, culla del Sassicaia. Il tutto, ovviamente, inframezzato da grandi degustazioni dei vini più importanti delle diverse cantine, come Tignanello 2007, CastelGiocondo Brunello di Montalcino Riserva 1999 Ripe al Convento, Sassicaia 2006, tutti in magnum, e diverse annate di Ornellaia.

Un viaggio degustazione da sogno, come del resto sono tutti quelli proposti dai “superlots” dell’asta dei Master of Wine: da quello per 6 persone che prevede visite private a Haut Brion, La Mission Haut Brion e Château Quintus, sulla riva sinistra di Bordeaux, a quello per 4 persone sulla riva destra della Gironda. E poi la Borgogna, la Champagne e tanti altri tour e degustazioni tra le più prestigiose cantine di Portogallo, Germania, Australia, Cile, Stati Uniti e Sudafrica. Lotti da sogno, che serviranno a finanziare le future attività dell’Institute of Master of Wine, tra cui ci sarà anche quello offerto da WineNews, composto da 12 bottiglie di alcuni tra i più importanti e stimati produttori italiani.

La truffa di Rosso e Brunello di Montalcino finisce in tribunale. Il Consorzio si costituisce parte civile

“La clamorosa truffa del Brunello e del Rosso di Montalcino finisce in tribunale e ci costituiremo parte civile con l’avvocato Roberto Vannetti per chiedere il risarcimento dei danni, per tutelare la sicurezza dei consumatori e garantire la reputazione di due prodotti di punta del made in Italy”. Così scrive il Movimento Difesa del Cittadino a riguardo dell’udienza del processo per frode in commercio e contraffazione di indicazioni geografiche e denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari, che si terrà martedì 3 ottobre al Tribunale di Siena. A muoversi è anche il Consorzio del Brunello. “I nostri legali stanno ultimando le pratiche per la costituzione della parte civile – spiega alla Montalcinonews il direttore Giacomo Pondini – è fondamentale tutelare il nome del Brunello in tutte le sedi preposte”.

La vicenda risale al 2014, quando la Procura e la Guardia di Finanza senesi scoprirono la frode grazie ad una segnalazione proprio del Consorzio del Brunello. La dinamica della truffa è raccontata dall’Associazione dei consumatori (clicca qui). “Il proprietario di una piccola azienda vitivinicola in provincia di Grosseto lavorava anche come enologo e responsabile di cantina presso alcune delle più importanti aziende vitivinicole nel senese, produttrici di Brunello di Montalcino DOCG e Rosso di Montalcino DOC. All’insaputa dei titolari di queste aziende, inizia ad ‘esportare’ il proprio vino (un semplice Sangiovese) nelle cantine più blasonate, manipolando i registri di cantina, producendo fatture false e trasformando il proprio vinello da pochi euro in uno che può costare, a seconda delle annate, oltre 50 euro a bottiglia. Il tutto, chiaramente, avviene con la complicità di una ditta di commercio di vini, che acquistava le false bottiglie di Brunello e Rosso di Montalcino per rivenderle come “vere”, accompagnate anche dai contrassegni del Mipaf letteralmente “rubati” al Consorzio per la tutela del Brunello. L’uomo, inoltre, aveva eseguito ripetuti accessi telematici al sistema informatico Artea, l’azienda regionale per le erogazioni in agricoltura, falsificando i dati delle dichiarazioni di produzione delle vendemmie, delle giacenze contabili e delle cessioni di vino sfuso. A seguito di numerose perquisizioni, la Gdf di Siena sequestrava migliaia di bottiglie di vino taroccato, con enormi danni per le aziende truffate e per i consumatori ingannati”.

“Most Expensive Italian Wine”, nella top 10 dei vini italiani più costosi c’è anche il Brunello di Montalcino

E’ il Romanée-Conti di Domaine de la Romanée-Conti, il vino più costoso del mondo secondo “Wine-Searcher” (www.wine-searcher.com), che ha incrociato i prezzi medi di migliaia di rivenditori di tutto il pianeta e delle diverse annate in commercio. Per la “The World’s Top 50 Most Expensive Wines” il più grande vino di Borgogna, in media, costa 15.703 dollari a bottiglia, con picchi, per le annate più rare, di 87.277 dollari. E gli italiani? Non ci sono tra i vini più costosi del mondo, ma hanno una classifica tutta loro, la “Most Expensive Italian Wine”. Nella top 10 c’è anche il Brunello di Montalcino Riserva di Biondi Santi, ossia la storia di un intero territorio, che tocca i 497 euro a bottiglia piazzandosi in quarta posizione. Subito dopo, alla posizione n°5, troviamo il Brunello di Montalcino di Gianfranco Sodera (Case Basse, diventato un Igt), al costo di 443 euro a bottiglia. Nella top ten dei vini più cari d’Italia, è un duopolio Piemonte-Toscana con un’unica incursione extraterritoriale proveniente dal Veneto.

Crescono ancora le valutazioni dei vigneti italiani. Rivalutazioni del 2.500% per un ettaro a Brunello di Montalcino

Il fascino dei paesaggi vitati, il mercato del vino che, nonostante le incertezze del settore e dell’economia in generale, continua a tirare e crescere, il sistema chiuso delle autorizzazioni per l’impianto di nuovi vigneti e la voglia di imprese, gruppi assicurativi e finanziari, ma anche fondi di investimento, di immobilizzare capitali. Sono i tanti fattori che spiegano come mai, negli ultimi cinquant’anni, pochi beni in Italia abbiano avuto livelli di rivalutazione come i vigneti delle denominazioni più prestigiose del vino italiano. Numeri che, secondo un’analisi realizzata da www.winenews.it tra imprenditori, intermediari ed insider del settore, parlano di rivalutazioni nell’ordine del 2.500% per un ettaro di vigneto a Brunello di Montalcino, del 1.400% per l’Amarone della Valpolicella, e di oltre il 700% per un ettaro a Barolo (esclusi i Cru più pregiati), per citare i casi più clamorosi. “Ma nonostante questo, negli ultimi mesi, si è intensificato notevolmente il fenomeno del “merge & acquisition” nel mondo del vino, italiano e non solo – sottolinea il direttore di WineNews Alessandro Regoli – con affari non solo tra imprese del settore, ma anche con investimenti di capitali da altre realtà e da parte di fondi di investimento di ogni angolo del mondo. In pochissimi territori del vino top d’Italia, da Barolo a Barbaresco, con i loro Cru, da Montalcino a Bolgheri, alla stregua dei grandi terroir internazionali come Borgogna e Bordeaux, le valutazioni dei vigneti stanno andando talmente in alto che spesso sono oggetto d’interesse, o comunque più alla portata, di fondi di investimento e realtà che hanno grandi disponibilità finanziarie, piuttosto che appetibili e raggiungibili da chi fa progetti di impresa esclusivamente legati al vino, e di quello vive”. Si parla ovviamente di situazioni estreme, visto che il successo ed il valore di un territorio va di pari passo con quello che il vino ha sul mercato, ed è evidente che le cose non vadano nello stesso modo ovunque, in un Paese dal sistema vitivinicolo così variegato e frammentato come quello italiano. “Ad oggi – spiega ancora Regoli – la situazione tra i vigneti del Belpaese è assai variegata. Certo è che non è tutto rose e fiori: in una sorta di polarizzazione, se ci sono territori i cui valori crescono, ci sono anche altri in difficoltà e decisamente meno attrattivi, dove la dinamica delle quotazioni è di segno opposto”. C’è un altro aspetto importante poi da considerare. “Al di là delle valutazioni di massima, a fare il vero prezzo sono tante condizioni particolari: dall’età dei vigneti, per esempio, alla loro posizione, o al fatto che siano confinanti o meno con altri già di proprietà dell’acquirente, caratteristica che, come avviene per il mercato immobiliare in generale, spesso porta le quotazioni effettive ben più in alto nella norma”. Dall’indagine di WineNews emerge che le regioni dove le quotazioni sono più alte sono quelle in cui, da un lato sono state portate a compimento acquisizioni di una certa importanza nel recente passato e, dall’altro, dove la domanda sul prodotto finale è più forte. In Toscana, dunque, in testa resta saldo Montalcino dove un ettaro di vigneto a Brunello oscilla tra i 450.000 ed i 550.000 euro. Seguono Bolgheri (350.000-450.000 euro), Chianti Classico (130.000-200.000 euro), Nobile di Montepulciano (140.000-160.000 euro), Morellino di Scansano e Chianti Rufina (circa 100.000 euro), Chianti (80.000 euro) e Vernaccia di San Gimignano (70.000-90.000 euro). Questo il quadro generale delle cifre che, tuttavia, vanno adeguatamente lette. “In molte zone la compravendita dei vigneti è praticamente ferma ed ovviamente questo non è un segnale di per sé negativo, in altre si tratta di prezzi puramente indicativi che vanno poi concretizzati con l’enorme variabilità che, come detto, un bene come un vigneto ha in sé. Si va, solo per fare alcuni esempi, dall’esposizione alla natura geologica dei terreni, dall’età dei vigneti impiantati all’appartenenza a specifiche sottozone e, naturalmente, a quella a determinate denominazioni. Così, per uno di questi motivi o per alcuni che si sovrappongono, si verificano situazioni eclatanti dove il prezzo di un ettaro di vigneto raggiunge cifre a dir poco stellari”. Ma, al di là di queste differenze, quanto costa, di base, un ettaro vitato? Le spese necessarie alla realizzazione di un vigneto, in generale, comprendono 7 centri di costo principali: preparazione del terreno, varietà del vitigno, densità e sesto, tipologia d’impianto, eventuale sistema d’irrigazione, realizzazione finale. Per comodità, nel determinare questo costo, si parte da un terreno “nudo” a seminativo (intorno ai 20.000 euro ad ettaro), a cui si aggiungono i 7 centri di costo per un totale che si aggira tra i 50.000 e i 90.000 euro ad ettaro (la forbice comprende naturalmente le moltissime variabili). In ogni caso, è evidente che come ogni investimento, anche quello in vigna, è fatto per avere un ritorno. “E in un settore come il vino, la prospettiva è congenitamente a lungo termine, e pertanto è necessario sapersi muovere con accortezza e cognizione di causa nelle situazioni dei vari territori. Stabilire il reale valore di un vigneto ai fini dell’investimento resta un’operazione complessa – precisa ancora Alessandro Regoli – dove entrano in gioco non solo le variabili agronomiche, ma anche il valore aggiunto legato alla fama del territorio, al blasone della denominazione e alla tradizione della tipologia prodotta e agli altri asset materiali e immateriali che connaturano l’azienda e il territorio”. Tra questi, dall’analisi WineNews, riveste una fondamentale importanza quello della “marca” (aziendale ma anche di territorio) che raccoglie essenziali elementi quali, identità, personalità, cultura progettuale, capacità innovativa, coscienza ecologica, storicità e know how, che costituiscono il surplus necessario nelle moderne economie del brand equity. In questo senso, le quotazioni a ettaro “chiavi in mano” hanno un valore indicativo.