La truffa di Rosso e Brunello di Montalcino finisce in tribunale. Il Consorzio si costituisce parte civile

“La clamorosa truffa del Brunello e del Rosso di Montalcino finisce in tribunale e ci costituiremo parte civile con l’avvocato Roberto Vannetti per chiedere il risarcimento dei danni, per tutelare la sicurezza dei consumatori e garantire la reputazione di due prodotti di punta del made in Italy”. Così scrive il Movimento Difesa del Cittadino a riguardo dell’udienza del processo per frode in commercio e contraffazione di indicazioni geografiche e denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari, che si terrà martedì 3 ottobre al Tribunale di Siena. A muoversi è anche il Consorzio del Brunello. “I nostri legali stanno ultimando le pratiche per la costituzione della parte civile – spiega alla Montalcinonews il direttore Giacomo Pondini – è fondamentale tutelare il nome del Brunello in tutte le sedi preposte”.

La vicenda risale al 2014, quando la Procura e la Guardia di Finanza senesi scoprirono la frode grazie ad una segnalazione proprio del Consorzio del Brunello. La dinamica della truffa è raccontata dall’Associazione dei consumatori (clicca qui). “Il proprietario di una piccola azienda vitivinicola in provincia di Grosseto lavorava anche come enologo e responsabile di cantina presso alcune delle più importanti aziende vitivinicole nel senese, produttrici di Brunello di Montalcino DOCG e Rosso di Montalcino DOC. All’insaputa dei titolari di queste aziende, inizia ad ‘esportare’ il proprio vino (un semplice Sangiovese) nelle cantine più blasonate, manipolando i registri di cantina, producendo fatture false e trasformando il proprio vinello da pochi euro in uno che può costare, a seconda delle annate, oltre 50 euro a bottiglia. Il tutto, chiaramente, avviene con la complicità di una ditta di commercio di vini, che acquistava le false bottiglie di Brunello e Rosso di Montalcino per rivenderle come “vere”, accompagnate anche dai contrassegni del Mipaf letteralmente “rubati” al Consorzio per la tutela del Brunello. L’uomo, inoltre, aveva eseguito ripetuti accessi telematici al sistema informatico Artea, l’azienda regionale per le erogazioni in agricoltura, falsificando i dati delle dichiarazioni di produzione delle vendemmie, delle giacenze contabili e delle cessioni di vino sfuso. A seguito di numerose perquisizioni, la Gdf di Siena sequestrava migliaia di bottiglie di vino taroccato, con enormi danni per le aziende truffate e per i consumatori ingannati”.

“Most Expensive Italian Wine”, nella top 10 dei vini italiani più costosi c’è anche il Brunello di Montalcino

E’ il Romanée-Conti di Domaine de la Romanée-Conti, il vino più costoso del mondo secondo “Wine-Searcher” (www.wine-searcher.com), che ha incrociato i prezzi medi di migliaia di rivenditori di tutto il pianeta e delle diverse annate in commercio. Per la “The World’s Top 50 Most Expensive Wines” il più grande vino di Borgogna, in media, costa 15.703 dollari a bottiglia, con picchi, per le annate più rare, di 87.277 dollari. E gli italiani? Non ci sono tra i vini più costosi del mondo, ma hanno una classifica tutta loro, la “Most Expensive Italian Wine”. Nella top 10 c’è anche il Brunello di Montalcino Riserva di Biondi Santi, ossia la storia di un intero territorio, che tocca i 497 euro a bottiglia piazzandosi in quarta posizione. Subito dopo, alla posizione n°5, troviamo il Brunello di Montalcino di Gianfranco Sodera (Case Basse, diventato un Igt), al costo di 443 euro a bottiglia. Nella top ten dei vini più cari d’Italia, è un duopolio Piemonte-Toscana con un’unica incursione extraterritoriale proveniente dal Veneto.

Crescono ancora le valutazioni dei vigneti italiani. Rivalutazioni del 2.500% per un ettaro a Brunello di Montalcino

Il fascino dei paesaggi vitati, il mercato del vino che, nonostante le incertezze del settore e dell’economia in generale, continua a tirare e crescere, il sistema chiuso delle autorizzazioni per l’impianto di nuovi vigneti e la voglia di imprese, gruppi assicurativi e finanziari, ma anche fondi di investimento, di immobilizzare capitali. Sono i tanti fattori che spiegano come mai, negli ultimi cinquant’anni, pochi beni in Italia abbiano avuto livelli di rivalutazione come i vigneti delle denominazioni più prestigiose del vino italiano. Numeri che, secondo un’analisi realizzata da www.winenews.it tra imprenditori, intermediari ed insider del settore, parlano di rivalutazioni nell’ordine del 2.500% per un ettaro di vigneto a Brunello di Montalcino, del 1.400% per l’Amarone della Valpolicella, e di oltre il 700% per un ettaro a Barolo (esclusi i Cru più pregiati), per citare i casi più clamorosi. “Ma nonostante questo, negli ultimi mesi, si è intensificato notevolmente il fenomeno del “merge & acquisition” nel mondo del vino, italiano e non solo – sottolinea il direttore di WineNews Alessandro Regoli – con affari non solo tra imprese del settore, ma anche con investimenti di capitali da altre realtà e da parte di fondi di investimento di ogni angolo del mondo. In pochissimi territori del vino top d’Italia, da Barolo a Barbaresco, con i loro Cru, da Montalcino a Bolgheri, alla stregua dei grandi terroir internazionali come Borgogna e Bordeaux, le valutazioni dei vigneti stanno andando talmente in alto che spesso sono oggetto d’interesse, o comunque più alla portata, di fondi di investimento e realtà che hanno grandi disponibilità finanziarie, piuttosto che appetibili e raggiungibili da chi fa progetti di impresa esclusivamente legati al vino, e di quello vive”. Si parla ovviamente di situazioni estreme, visto che il successo ed il valore di un territorio va di pari passo con quello che il vino ha sul mercato, ed è evidente che le cose non vadano nello stesso modo ovunque, in un Paese dal sistema vitivinicolo così variegato e frammentato come quello italiano. “Ad oggi – spiega ancora Regoli – la situazione tra i vigneti del Belpaese è assai variegata. Certo è che non è tutto rose e fiori: in una sorta di polarizzazione, se ci sono territori i cui valori crescono, ci sono anche altri in difficoltà e decisamente meno attrattivi, dove la dinamica delle quotazioni è di segno opposto”. C’è un altro aspetto importante poi da considerare. “Al di là delle valutazioni di massima, a fare il vero prezzo sono tante condizioni particolari: dall’età dei vigneti, per esempio, alla loro posizione, o al fatto che siano confinanti o meno con altri già di proprietà dell’acquirente, caratteristica che, come avviene per il mercato immobiliare in generale, spesso porta le quotazioni effettive ben più in alto nella norma”. Dall’indagine di WineNews emerge che le regioni dove le quotazioni sono più alte sono quelle in cui, da un lato sono state portate a compimento acquisizioni di una certa importanza nel recente passato e, dall’altro, dove la domanda sul prodotto finale è più forte. In Toscana, dunque, in testa resta saldo Montalcino dove un ettaro di vigneto a Brunello oscilla tra i 450.000 ed i 550.000 euro. Seguono Bolgheri (350.000-450.000 euro), Chianti Classico (130.000-200.000 euro), Nobile di Montepulciano (140.000-160.000 euro), Morellino di Scansano e Chianti Rufina (circa 100.000 euro), Chianti (80.000 euro) e Vernaccia di San Gimignano (70.000-90.000 euro). Questo il quadro generale delle cifre che, tuttavia, vanno adeguatamente lette. “In molte zone la compravendita dei vigneti è praticamente ferma ed ovviamente questo non è un segnale di per sé negativo, in altre si tratta di prezzi puramente indicativi che vanno poi concretizzati con l’enorme variabilità che, come detto, un bene come un vigneto ha in sé. Si va, solo per fare alcuni esempi, dall’esposizione alla natura geologica dei terreni, dall’età dei vigneti impiantati all’appartenenza a specifiche sottozone e, naturalmente, a quella a determinate denominazioni. Così, per uno di questi motivi o per alcuni che si sovrappongono, si verificano situazioni eclatanti dove il prezzo di un ettaro di vigneto raggiunge cifre a dir poco stellari”. Ma, al di là di queste differenze, quanto costa, di base, un ettaro vitato? Le spese necessarie alla realizzazione di un vigneto, in generale, comprendono 7 centri di costo principali: preparazione del terreno, varietà del vitigno, densità e sesto, tipologia d’impianto, eventuale sistema d’irrigazione, realizzazione finale. Per comodità, nel determinare questo costo, si parte da un terreno “nudo” a seminativo (intorno ai 20.000 euro ad ettaro), a cui si aggiungono i 7 centri di costo per un totale che si aggira tra i 50.000 e i 90.000 euro ad ettaro (la forbice comprende naturalmente le moltissime variabili). In ogni caso, è evidente che come ogni investimento, anche quello in vigna, è fatto per avere un ritorno. “E in un settore come il vino, la prospettiva è congenitamente a lungo termine, e pertanto è necessario sapersi muovere con accortezza e cognizione di causa nelle situazioni dei vari territori. Stabilire il reale valore di un vigneto ai fini dell’investimento resta un’operazione complessa – precisa ancora Alessandro Regoli – dove entrano in gioco non solo le variabili agronomiche, ma anche il valore aggiunto legato alla fama del territorio, al blasone della denominazione e alla tradizione della tipologia prodotta e agli altri asset materiali e immateriali che connaturano l’azienda e il territorio”. Tra questi, dall’analisi WineNews, riveste una fondamentale importanza quello della “marca” (aziendale ma anche di territorio) che raccoglie essenziali elementi quali, identità, personalità, cultura progettuale, capacità innovativa, coscienza ecologica, storicità e know how, che costituiscono il surplus necessario nelle moderne economie del brand equity. In questo senso, le quotazioni a ettaro “chiavi in mano” hanno un valore indicativo.

Il Brunello di Montalcino Biondi Santi con le sue annate speciali protagonista agli eventi di Sotheby’s

Ad autunno appena cominciato Sotheby’s, la casa d’aste più antica del mondo, ha già annunciato un ricco calendario: da qui alle prossime sei settimane sono infatti in programma ben quattro eventi di prima classe, tutti col Pacifico come baricentro. Ad aprire le danze, in quel di Hong Kong, sarà la “Finest and Rarest Wines”, durante la quale, nel corso di due giorni di offerte e rilanci, passeranno di mano lotti prestigiosi tra cui otto bottiglie di una delle annate più iconiche di Biondi Santi, dove il Brunello di Montalcino ha trovato i natali, ovvero la 1955 (4.300-5.900 Euro). Si passa poi alla costa est degli States, dove nella metropoli globale per eccellenza di New York terranno banco due aste altrettanto notevoli: la prima, i cui proventi andranno in beneficenza all’ente brasiliano Instituto Solidare, vedrà fra i top lot italiani il meglio della Toscana del vino, compresi tre lotti composti ciascuno da dodici bottiglie di Brunello di Montalcino Riserva 1996 Biondi Santi (3.200-5.000 Euro) con un quarto lotto proveniente sempre dalla culla del Brunello e formato da 12 bottiglie di Brunello di Montalcino Riserva 1995 Biondi Santi (2.200-3.000 Euro).

Montalcino capitale del Sangiovese anche per la formazione. Partita la Summer School

Stamattina è partito ufficialmente il progetto “Sanguis Jovis”, promosso dalla Fondazione Banfi che ha lanciato l’idea di creare a Montalcino un primo centro di ricerca e formazione di eccellenza sul Sangiovese. L’Alta Scuola del Sangiovese, il cui scopo è quello di accrescere e diffondere la cultura di questo vitigno, contribuirà a dare al territorio legato al suo vino simbolo, il Brunello di Montalcino, un ulteriore e inedito fattore di posizionamento distintivo nel mondo dell’enologia. Nelle aule di OCRA, dove si tengono i seminari, si respirava entusiasmo e voglia di iniziare da parte dei partecipanti. Venti in tutto, in arrivo da varie regioni d’Italia, su un totale di sessanta domande inviate alla Fondazione. Numeri che confermano come la “Summer School” sia un’idea capace di attirare tanto i neolaureati che agli addetti ai lavori (le cui presenze sono equamente suddivise).

Rodolfo Maralli, presidente della Fondazione Banfi, ha sottolineato che “inizia un progetto che guarda al futuro e che continuerà nei prossimi anni. La Fondazione è nata nel 1986, di cose ne abbiamo fatte e oggi possediamo la maturità necessaria per costruire qualcosa che ad oggi non c’era: un centro studi sul Sangiovese che possa formare la futura classe dirigente del mondo del vino”. Il presidente di “Sanguis Jovis” è il Professore Attilio Scienza dell’Università di Milano, Direttore Scientifico il Professore Alberto Mattiacci della Sapienza di Roma, entrambi sono membri del Comitato Scientifico della Fondazione Banfi. “L’obiettivo principale – spiega il Presidente Attilio Scienza – è contribuire al progresso della viticoltura di Montalcino. La parola d’ordine è conoscenza che si sviluppa attraverso la formazione, con lo scopo di diffondere la cultura del Sangiovese”. Formazione ma anche ricerca e comunicazione con progetti, appoggiati dalla Fondazione Banfi, già partiti all’estero e altri in fase di lancio. “Apriamo l’attività di un centro studi – illustra il Professor Mattiacci – che aspira a divenire un riferimento scientifico di rango mondiale sul Sangiovese e, più ampiamente, sul vino di qualità. Sanguis Jovis vuole innovare il pensiero del vino, attraverso un’attività di education fondata su progetti di ricerca e formazione originali e rigorosi. Su tutto, un mantra: multidisciplinarità e condivisione di esperienze fra professionisti, ricercatori e giovani discenti”.

La “Summer School” continuerà fino al 29 settembre negli spazi di OCRA – Officina Creativa dell’Abitare. “La genetica, l’origine, la biodiversità del Sangiovese”, “I territori, la geologia, le peculiarità pedo-paesaggistiche”, “Le risposte adattative del Sangiovese agli ambienti di coltivazione”, “Cambio climatico, sostenibilità e innovazione genetico-agronomica”, “Produzione e mercato: nuovi approcci di conoscenza”, sono solo alcuni dei temi che saranno toccati dai docenti specializzati nelle discipline coinvolte che si alterneranno durante le 50 ore del corso, il cui tema è “I profili del Sangiovese in Toscana”. Il Sangiovese sarà al centro dell’attenzione con le sue varie tematiche che saranno analizzate a 360°. Intanto la Fondazione Banfi già pensa al futuro: presto verrà pubblicato il bando per l’ammissione alla “Winter School”, che si svolgerà a marzo 2018. Il Sangiovese sarà sempre l’argomento principale ma verrà affrontato nell’ottica di un mercato globalizzato in cui la digitalizzazione diviene strumento necessario per la sua diffusione e conoscenza.

Montalcino, la Famiglia Cotarella rileva Le Macioche

La Famiglia Cotarella a Montalcino. La notizia, già anticipata da WineNews, viene confermata proprio dalle sorelle Cotarella con un post su Facebook (corredato dalla firma del passaggio di proprietà) dove definiscono questa operazione come “la più impegnativa per noi tre figlie. Da oggi inizia un’altra importante avventura. Dopo le nostre care Regioni, Umbria, dove noi siamo nate, Lazio, dove è nata Falesco, oggi si aggiunge un’altra importante regione, la Toscana, o meglio Montalcino. Che bella avventura che sarà”. L’azienda in questione è Le Macioche (cantina e 6 ettari di terreno, di cui 3,5 vitati tutti a Brunello di Montalcino), fino ad oggi di proprietà degli imprenditori veneti Massimo Bronzato, Stefano Brunetto e Riccardo Caliari, che a loro volta la avevano acquistata nel 2014 da Matilde Zecca e Achille Mazzocchi, che la guidavano dal 1985. Le Macioche si trova in una delle zone più storiche del territorio, tra la Fattoria dei Barbi di Stefano Cinelli Colombini e Podere Salicutti (acquistato nel 2016 dalla famiglia Eichbauer, big dell’edilizia in Germania e fondatrice del ristorante bistellato Michelin “Tantris” a Monaco di Baviera). L’azienda di famiglia, fondata dai fratelli Renzo e Riccardo Cotarella, è ora guidata dalle figlie Dominga, Marta ed Enrica Cotarell

Cencioni: “Vendemmia, situazione disomogenea. C’è chi ha finito e chi ha appena cominciato”

“La situazione a Montalcino è diversificata di zona in zona. Chi era molto avanti, soprattutto nella zona sud, ha già vendemmiato o sta per concludere. Altri sono a metà, alcuni cominciano adesso. Chi ha potuto attendere l’arrivo delle piogge e l’abbassamento della temperatura ne ha beneficiato. Si parla di 10-15°, le uve sono rientrate nella normalità con una maturazione non più forzata ma più progressiva”. Patrizio Cencioni, presidente del Consorzio del Brunello, scatta un’istantanea sulla raccolta del Sangiovese a Montalcino. “È una situazione particolare, è vero – continua Cencioni – ma alla siccità in estate ci siamo abituati. Il problema è la scarsità di pioggia in inverno e primavera. Tutte le annate calde richiedono la cura di ogni particolare e anche i costi salgono, però speriamo di avere una buona qualità”. Tra chi è in netto anticipo coi tempi, per esempio, troviamo Caparzo e Altesino, come ci spiega la proprietaria Elisabetta Gnudi Angelini: “in genere cominciamo adesso, stavolta invece siamo partiti un mese prima (lo scorso 24 agosto) e siamo alle battute finali. Montosoli è l’ultimo che stiamo vendemmiando. Gli altri anni poteva capitare una settimana di differenza, ma mai un mese. A sud i vigneti hanno sofferto di più, mi aspetto una perdita del 25%, mentre a nord l’uva è sanissima”. Si avvia alla conclusione anche Canalicchio Franco Pacenti, che si è mosso con la prima raccolta il 9 settembre e ha aspettato le ultime “piogge per riequilibrare i parametri, visto che il grado alcolico si era alzato tanto – spiega Lorenzo Pacenti – la selezione la facciamo sempre, però è una raccolta particolare rispetto al solito. In genere nel giro di una settimana si raccoglie tutto, stavolta i tempi sono più dilatati. Il raccolto è diminuito di circa il 30%. Non è tanto per il caldo estivo, perché i terreni argillosi trattengono l’acqua e si è registrata solo una scottatura dovuta al sole, senza comunque l’ingiallimento di foglie, quanto per la gelata di fine aprile, che ha colpito i germogli quando erano già lunghi 20 cm”. L’azienda Uccelliera di Andrea Cortonesi è partita il 14 settembre e chiuderà in settimana. Linea simile per Podere Casisano, che ha iniziato il 18 e lavorerà fino al weekend. Banfi concluderà entro fine mese, ma se il tempo sarà clemente la raccolta verrà dilatata fino ai primi di ottobre. Chi è in leggero ritardo rispetto alla media è Castiglion del Bosco, che ha raccolto nei vigneti più giovani e la settimana prossima si dedicherà i vigneti migliori. Una scelta, fanno sapere dall’azienda, per sfruttare queste giornate di settembre che fanno la differenza, anche grazie alla posizione in cui sono situati i vigneti. Oltre alla disomogeneità della raccolta, un’altra questione d’attualità, sempre legata al calo della produzione, è quella degli ungulati. Secondo Confagricoltura Toscana, che ha chiesto lo stato di calamità, la riduzione del raccolto nella regione è in gran parte dovuta agli animali che continuano ad asportare interi grappoli dai vitigni. “Noi abbiamo recintato la maggior parte dei vigneti – spiega Patrizio Cencioni – e neanche con quelli si riesce a salvare l’uva al 100%. Il cinghiale si sta evolvendo, prima passava sotto la rete e adesso salta sopra. Ma almeno mangia l’uva quando è matura. Caprioli e daini provocano un danno più consistente perché puntano ai germogli in primavera”

Vino, Confragricoltura Toscana chiede lo stato di calamità

“Abbiamo chiesto alla Regione Toscana di intervenire presso il Governo con il riconoscimento definitivo dello stato di calamità, con la sospensione degli oneri fiscali e previdenziali e la moratoria sui finanziamenti degli istituti di credito”. È l’allarme lanciato da Francesco Colpizzi, presidente federazione vitivinicola di Confagricoltura Toscana, alla luce di una perdita stimata di 100 milioni di euro e una riduzione nel raccolto del 30%, di cui il 20% causato dagli animali che continuano ad asportare interi grappoli dai vitigni. A dare un sospiro di sollievo ai viticoltori toscani sono state l’abbassamento della temperatura e le piogge di questi ultimi giorni, che, spiega sempre Colpizzi, “sono state davvero utilissime. Il Sangiovese, il più diffuso in regione, è in grado di reagire benissimo. Ci aspettiamo un parziale recupero quantitativo e un ritrovato equilibrio. Le piante hanno ancora la superficie fogliaria attivissima e sono in grado quindi di portare a termine la maturazione fenolica. Il 60% del Sangiovese deve ancora essere raccolto, ma non pensiamo che quello ottenuto fino ad ora non sia buono: è solo più concentrato e mostra leggeri squilibri tra la componente acida e quella alcolica. Adesso, invece, l’abbassamento delle temperature nelle ore notturne, intorno anche a 15 gradi, è in grado di stimolare la sintesi degli aromi”. Se il meteo aiuta, lo stesso non si può dire degli animali che continuano a provocare danni ingenti ai vitigni. “Siamo l’unica regione in Italia in cui la riduzione della quantità è causata anche dagli animali – denuncia Colpizzi -. Il 20% del calo totale è causato dalle asportazioni di ungulati. E’ un problema gravissimo a cui è necessario porvi rimedio al più presto” .

A scuola di vendemmia, gli studenti dell’Agrario di Montalcino a lezione in vigna

A scuola di vendemmia a Montalcino. Una nuova e inedita esperienza per i ragazzi dell’Istituto “Ricasoli”di Siena che quest’anno ha introdotto, per la prima volta, una sezione nella patria del Brunello. Ieri mattina è stato il primo giorno in vigna per i ventidue studenti della classe Prima che, dopo essersi cambiati, con un mezzo della scuola e accompagnati dal docente, si sono recati presso l’azienda “Il Poggione”. Tema dell’esercitazione, ovviamente considerato il periodo, è stata la vendemmia. Gli studenti, muniti di paniere, forbici e attrezzi del mestiere, hanno così scoperto trucchi e tecniche sulla raccolta dell’uva, sulla manutenzione della vigna, oltre alla misurazione del livello degli zuccheri, tutti aspetti che rappresentano un momento fondamentale nel processo produttivo del vino. “Già a scuola – ha spiegato Luca Pastorelli professore di Esercitazioni Agrarie alla Montalcinonews – avevamo fatto una preparazione su cosa è la vendemmia. Con il direttore e il personale dell’azienda i ragazzi hanno potuto svolgere una serie di attività sul campo come, ad esempio, l’analisi degli zuccheri. Sono stati molto felici e motivati, d’altronde molti di loro vivono in campagna e conoscono già l’ambiente della vigna. Quella di oggi (ieri ndr) è la prima di una serie di attività che faremo una volta a settimana, stiamo stipulando delle convenzioni con delle aziende del territorio. Dopo la vendemmia, affronteremo il tema della raccolta delle olive e poi la sistemazione delle aree verdi”. Gli studenti, prima di recarsi in vigna, si sono intrattenuti con l’amministratore delegato de “Il Poggione”, Fabrizio Bindocci, che ha spiegato loro l’importanza di questo progetto su cui anche lui crede molto.

Nella top 50 dei “Best Italian Wine Awards” 2017 il Brunello di Montalcino occupa sei posizioni

“Best Italian Wine Awards” 2017, il Brunello di Montalcino non vince ma è ben rappresentato in classifica con sei aziende tra le prime cinquanta. Vince l’Oreno 2015 di Sette Ponti, un altro vino toscano. Il Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2012 di Casanova di Neri, si classifica al quinto posto. Undicesima piazza invece per il Brunello di Montalcino Poggio di Sotto Riserva 2011 mentre al quindicesimo e al sedicesimo posto troviamo rispettivamente il Brunello di Montalcino Pianrosso 2012 di Ciacci Piccolomini d’Aragona e il Brunello di Montalcino 2012 prodotto da Biondi Santi. Scorrendo la graduatoria in venticinquesima posizione c’è il Brunello di Montalcino Riserva 2011 Le Potazzine, mentre al trentaquattresimo posto si piazza il Brunello di Montalcino 2012 di Col d’Orcia. La giuria era guidata da Luca Gardini e Andrea Grignaffini, con i Master of Wine Christie Canterbury (Usa), Tim Atkin (Uk) Kenichi Ohashi (Giappone) e Amaya Cervera (Spagna), e critici e giornalisiti italiani come Daniele Cernilli (Doctor Wine), Luciano Ferraro (Corriere della Sera), Antonio Paolini (L’Espresso), Marco Tonelli (Spirito di Vino) e Pier Bergonzi (Gazzetta dello Sport – Gazzagolosa). Oggi è in programma la premiazione ufficiale a Milano.