Granfondo del Brunello, quando lo sport incontra le eccellenze del territorio

Oltre mille iscritti alla vigilia e 50 km di puro spettacolo. La Granfondo del Brunello e della Valdorcia ha animato la domenica di Montalcino anche se, di fatto, già dal sabato ha fatto sentire la propria presenza e tutto il calore degli sportivi alla città. Davvero tanti i ciclisti arrivati da ogni angolo d’Italia per dare vita a una vera e propria festa a due ruote. Per molti è stata anche l’occasione di fare per la prima volta conoscenza del territorio e di assaggiare le nostre eccellenze con in testa il Rosso, il Brunello e il Moscadello di Montalcino che è stato abbinato ai piatti della tradizione locale durante la Cena Itinerante nei Quartieri di sabato scorso. Una manifestazione, la Granfondo, che è da anni una classica con un fascino unico e dalle caratteristiche impareggiabili. Ma è anche una gara dura che non a caso è stata vinta da Francesco Casagrande, ex professionista su strada e protagonista di vittorie memorabili in campo nazionale e internazionale. Sport, territorio e i nostri prodotti unici al mondo, come il Brunello, si confermano ancora una volta attraenti agli occhi dei visitatori.

A Milano con “Bottiglie Aperte” si brinda anche ai 50 anni di Brunello di Montalcino

Milano accende i riflettori, è in arrivo una settimana dedicata ai più grandi vini italiani: si parte domenica 8 ottobre con “Bottiglie Aperte”, sesta edizione dell’evento business dedicato all’enologia italiana al Palazzo delle Stelline. Un appuntamento che trasforma la città nella capitale internazionale del vino per stimolare scambi e nuove sinergie tra produttori, sommelier, ristoratori, distributori del settore, ma anche per incontrare i wine lovers. “Bottiglie Aperte” è un evento capace di portare in città 150 aziende, dai grandi produttori alle cantine di nicchia, con 900 etichette in degustazione. Ad arricchire la kermesse anche i vini del nostro territorio. Domenica, alle ore 17.30, nella Sala Bramante, appuntamento con i “50 anni del Brunello di Montalcino” con Conti Costanti (Andrea Costanti sarà il relatore) mentre lunedì alle ore 17, è la Sala Leonardo ad ospitare l’evento “Il Brunello che verrà … il 2012 e il 2013 …” (con cantine come Il Marroneto, Val di Suga, Caprili, Ciacci Piccolomini, Casanova di Neri per citarne solo alcune). E poi gli Awards di “Bottiglie Aperte”, con i Wine List Awards per la migliore carta dei vini al mondo della ristorazione italiana, e i Wine Style Awards assegnati alle aziende per la Miglior Presenza Fieristica, la Miglior Comunicazione Social, il Miglior Sito Web, il Miglior Packaging e il migliore evento aziendale (con WineNews in giuria).

Montalcino capitale del Sangiovese anche per la formazione. Partita la Summer School

Stamattina è partito ufficialmente il progetto “Sanguis Jovis”, promosso dalla Fondazione Banfi che ha lanciato l’idea di creare a Montalcino un primo centro di ricerca e formazione di eccellenza sul Sangiovese. L’Alta Scuola del Sangiovese, il cui scopo è quello di accrescere e diffondere la cultura di questo vitigno, contribuirà a dare al territorio legato al suo vino simbolo, il Brunello di Montalcino, un ulteriore e inedito fattore di posizionamento distintivo nel mondo dell’enologia. Nelle aule di OCRA, dove si tengono i seminari, si respirava entusiasmo e voglia di iniziare da parte dei partecipanti. Venti in tutto, in arrivo da varie regioni d’Italia, su un totale di sessanta domande inviate alla Fondazione. Numeri che confermano come la “Summer School” sia un’idea capace di attirare tanto i neolaureati che agli addetti ai lavori (le cui presenze sono equamente suddivise).

Rodolfo Maralli, presidente della Fondazione Banfi, ha sottolineato che “inizia un progetto che guarda al futuro e che continuerà nei prossimi anni. La Fondazione è nata nel 1986, di cose ne abbiamo fatte e oggi possediamo la maturità necessaria per costruire qualcosa che ad oggi non c’era: un centro studi sul Sangiovese che possa formare la futura classe dirigente del mondo del vino”. Il presidente di “Sanguis Jovis” è il Professore Attilio Scienza dell’Università di Milano, Direttore Scientifico il Professore Alberto Mattiacci della Sapienza di Roma, entrambi sono membri del Comitato Scientifico della Fondazione Banfi. “L’obiettivo principale – spiega il Presidente Attilio Scienza – è contribuire al progresso della viticoltura di Montalcino. La parola d’ordine è conoscenza che si sviluppa attraverso la formazione, con lo scopo di diffondere la cultura del Sangiovese”. Formazione ma anche ricerca e comunicazione con progetti, appoggiati dalla Fondazione Banfi, già partiti all’estero e altri in fase di lancio. “Apriamo l’attività di un centro studi – illustra il Professor Mattiacci – che aspira a divenire un riferimento scientifico di rango mondiale sul Sangiovese e, più ampiamente, sul vino di qualità. Sanguis Jovis vuole innovare il pensiero del vino, attraverso un’attività di education fondata su progetti di ricerca e formazione originali e rigorosi. Su tutto, un mantra: multidisciplinarità e condivisione di esperienze fra professionisti, ricercatori e giovani discenti”.

La “Summer School” continuerà fino al 29 settembre negli spazi di OCRA – Officina Creativa dell’Abitare. “La genetica, l’origine, la biodiversità del Sangiovese”, “I territori, la geologia, le peculiarità pedo-paesaggistiche”, “Le risposte adattative del Sangiovese agli ambienti di coltivazione”, “Cambio climatico, sostenibilità e innovazione genetico-agronomica”, “Produzione e mercato: nuovi approcci di conoscenza”, sono solo alcuni dei temi che saranno toccati dai docenti specializzati nelle discipline coinvolte che si alterneranno durante le 50 ore del corso, il cui tema è “I profili del Sangiovese in Toscana”. Il Sangiovese sarà al centro dell’attenzione con le sue varie tematiche che saranno analizzate a 360°. Intanto la Fondazione Banfi già pensa al futuro: presto verrà pubblicato il bando per l’ammissione alla “Winter School”, che si svolgerà a marzo 2018. Il Sangiovese sarà sempre l’argomento principale ma verrà affrontato nell’ottica di un mercato globalizzato in cui la digitalizzazione diviene strumento necessario per la sua diffusione e conoscenza.

A scuola di vendemmia, gli studenti dell’Agrario di Montalcino a lezione in vigna

A scuola di vendemmia a Montalcino. Una nuova e inedita esperienza per i ragazzi dell’Istituto “Ricasoli”di Siena che quest’anno ha introdotto, per la prima volta, una sezione nella patria del Brunello. Ieri mattina è stato il primo giorno in vigna per i ventidue studenti della classe Prima che, dopo essersi cambiati, con un mezzo della scuola e accompagnati dal docente, si sono recati presso l’azienda “Il Poggione”. Tema dell’esercitazione, ovviamente considerato il periodo, è stata la vendemmia. Gli studenti, muniti di paniere, forbici e attrezzi del mestiere, hanno così scoperto trucchi e tecniche sulla raccolta dell’uva, sulla manutenzione della vigna, oltre alla misurazione del livello degli zuccheri, tutti aspetti che rappresentano un momento fondamentale nel processo produttivo del vino. “Già a scuola – ha spiegato Luca Pastorelli professore di Esercitazioni Agrarie alla Montalcinonews – avevamo fatto una preparazione su cosa è la vendemmia. Con il direttore e il personale dell’azienda i ragazzi hanno potuto svolgere una serie di attività sul campo come, ad esempio, l’analisi degli zuccheri. Sono stati molto felici e motivati, d’altronde molti di loro vivono in campagna e conoscono già l’ambiente della vigna. Quella di oggi (ieri ndr) è la prima di una serie di attività che faremo una volta a settimana, stiamo stipulando delle convenzioni con delle aziende del territorio. Dopo la vendemmia, affronteremo il tema della raccolta delle olive e poi la sistemazione delle aree verdi”. Gli studenti, prima di recarsi in vigna, si sono intrattenuti con l’amministratore delegato de “Il Poggione”, Fabrizio Bindocci, che ha spiegato loro l’importanza di questo progetto su cui anche lui crede molto.

Nella top 50 dei “Best Italian Wine Awards” 2017 il Brunello di Montalcino occupa sei posizioni

“Best Italian Wine Awards” 2017, il Brunello di Montalcino non vince ma è ben rappresentato in classifica con sei aziende tra le prime cinquanta. Vince l’Oreno 2015 di Sette Ponti, un altro vino toscano. Il Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2012 di Casanova di Neri, si classifica al quinto posto. Undicesima piazza invece per il Brunello di Montalcino Poggio di Sotto Riserva 2011 mentre al quindicesimo e al sedicesimo posto troviamo rispettivamente il Brunello di Montalcino Pianrosso 2012 di Ciacci Piccolomini d’Aragona e il Brunello di Montalcino 2012 prodotto da Biondi Santi. Scorrendo la graduatoria in venticinquesima posizione c’è il Brunello di Montalcino Riserva 2011 Le Potazzine, mentre al trentaquattresimo posto si piazza il Brunello di Montalcino 2012 di Col d’Orcia. La giuria era guidata da Luca Gardini e Andrea Grignaffini, con i Master of Wine Christie Canterbury (Usa), Tim Atkin (Uk) Kenichi Ohashi (Giappone) e Amaya Cervera (Spagna), e critici e giornalisiti italiani come Daniele Cernilli (Doctor Wine), Luciano Ferraro (Corriere della Sera), Antonio Paolini (L’Espresso), Marco Tonelli (Spirito di Vino) e Pier Bergonzi (Gazzetta dello Sport – Gazzagolosa). Oggi è in programma la premiazione ufficiale a Milano.

La famiglia Cotarella investe a Montalcino in una delle zone più storiche del territorio

La Famiglia Cotarella è pronta a mettere radici a Montalcino. Secondo quanto anticipato da WineNews, l’azienda di famiglia, fondata dai fratelli Renzo e Riccardo Cotarella, e ora guidata dalle figlie Dominga, Marta ed Enrica Cotarella, ha comprato cantina e vigneti (6 ettari di terreno, di cui 3,5 vitati tutti a Brunello di Montalcino) in una delle zone più storiche del territorio, tra la Fattoria dei Barbi di Stefano Cinelli Colombini e Podere Salicutti (acquistato nel 2016 dalla famiglia Eichbauer, big dell’edilizia in Germania e fondatrice del ristorante bistellato Michelin “Tantris” a Monaco di Baviera). Un arrivo importante, che porta il nome di una delle famiglie più importanti dell’enologia italiana contemporanea (Renzo Cotarella è uno degli enologi manager più affermati del Belpaese, Riccardo è enologo di fama mondiale, alla guida di Assoenologi e presidente della Union Internationale des Œnologues) nel cuore di uno dei territori del vino al top nel mondo, per un nuovo sodalizio all’insegna dell’eccellenza enoica. Una storia iniziata nel 1979, con la fondazione della Falesco (www.falesco.it) da parte di Renzo e Riccardo Cotarella, che si è sviluppata tra Umbria e Lazio, e che ora, sotto il nuovo brand “Famiglia Cotarella” sviluppato nel 2015 proprio per segnare il passaggio generazionale alla guida dell’azienda da parte di Dominga, Marta ed Enrica, continua tra vigneti che fanno parte del “gotha” vinicolo mondiale.

Nuovi voucher e vendemmia, parlano le associazioni che rappresentano i produttori

È un’annata difficile e anomala dal punto di vista climatico, che obbligherà (e sta obbligando) i produttori di vino di tutt’Italia a trovare soluzioni eccezionali in vigna e a seguire con un occhio attento le vinificazioni in cantina. A questo strano contesto si aggiunge, però, anche un problema pratico non indifferente, da mesi denunciato dai sindacati di categoria, Cia e Coldiretti in primis: i nuovi voucher (nel caso delle imprese si parla di Cpo, Contratti di Prestazione Occasionale, spiegati qui dall’Inps, https://goo.gl/eSxiGh, ndr), e il loro difficile uso in campo. Questa, infatti, è la prima vendemmia senza quello strumento che 10 anni fa era nato proprio per agevolare le operazioni di raccolta uva: era il 2008, ha ricordato di recente Coldiretti, e oggi fra ritardi burocratici, limiti gestionali e poca chiarezza, rischia di mettere in serie difficoltà le aziende, soprattutto quelle più piccole, nel periodo più delicato dell’anno viticolo. WineNews ha sentito Fivi, Federvini e Uiv – Unione Italiana Vini, le associazioni che rappresentano i produttori, grandi e piccoli, per capire le conseguenze che i nuovi voucher stanno avendo sulle vendemmie italiane.
“È sicuramente venuto a mancare uno strumento snello – commenta Matilde Poggi, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti – che permetteva ai vignaioli di poter impiegare in modo veloce, semplice e legale quella manodopera che ad intermittenza serve durante l’anno per i lavori in campagna. Che alternative ci sono? Temo solo il contratto a tempo determinato, chiaramente più costoso e laborioso…”. E, fra registri telematici e giacenze cartacee, certamente anche questa soluzione non va nella direzione di semplificazione tanto attesa (e promessa) dai vignaioli.
Consapevole delle difficoltà è anche Federvini, nonostante la vendemmia non sia ancora iniziata per molti associati: “solitamente la maggior parte di noi si rivolge a gruppi organizzati di terzisti – spiega Sandro Boscaini, presidente Federvini – o effettua la raccolta meccanica, quindi è un problema che ci sfiora solo in minima parte. Ma il tema c’è e se ne sta parlando, perché togliere uno strumento agile e collaudato, nonostante le sue distorsioni, e sostituirlo con qualcosa di complicato e poco chiaro, è come abbattere un palazzo stabile per una finestra rotta. Di certo i terzisti vedranno aumentare le richieste e dovranno trovare più manodopera”.
“I nuovi voucher non aiutano affatto il sistema agricolo” aggiunge Paolo Castelletti, segretario generale Uiv (Unione Italiana Vini), secondo cui il nuovo sistema “ha tolto il valore primario allo strumento, cioè la semplicità, flessibilità ed economicità: quelli di oggi non sono né semplici né tantomeno flessibili. I produttori sono stati costretti ad assumere con i vecchi contratti, che come sappiamo hanno costi ben maggiori; e se le grandi aziende che hanno una forza economica e organizzativa diversa, riusciranno a gestire la situazione, pur caricandosi di costi maggiori ancora più gravosi in una vendemmia difficile come l’attuale, la situazione sarà insostenibile per le migliaia di microimprese viticole che utilizzano in questo periodo lavoratori stagionali”. I nuovi voucher hanno quindi, secondo la Uiv, riportato indietro il Paese di almeno 5 anni: “il vecchio sistema aveva sicuramente dei limiti, ma bastavano degli aggiustamenti senza stravolgerlo completamente”.

Lamberto Frescobaldi: “acquisiremo le quote di Michael Mondavi”

“È la naturale conseguenza di questo cambiamento. D’altra parte, va detto che Michael Mondavi ormai detiene quote inferiori al 2% di Ornellaia, Luce della Vite e Castelgiocondo, più affettive che realmente economiche. Ed entro fine anno, le acquisiremo noi, consolidando la nostra maggioranza”. Così a WineNews Lamberto Frescobaldi, alla guida di una delle più storiche ed importanti realtà del vino italiano, commenta la notizia del cambio di importatore in Usa, anticipata da “Shanken News Daily” (editore della rivista “Wine Spectator”), che vede finire, di fatto, la partnership tra Frescobaldi e Mondavi. Se da un lato, infatti, Frescobaldi ha lasciato la società di importazione distribuzione di Folio Fine Wine Partners, fondata da Michael Mondavi (con i vini a marchio Frescobaldi che saranno distribuiti da Shaw-Ross International, mentre le etichette top come Ornellaia, Masseto, Luce della Vite e Attems saranno distribuiti da Vintus Wines), dall’altro, di fatto, lo stesso Mondavi venderà ai Frescobaldi le quote che ancora detiene della Tenute di Toscana, la Holding a cui fanno capo Ornellaia, Castelgiocondo e Luce della Vite, rimaste a Michael dopo che, nel 2005, la stessa Frescobaldi, ne aveva acquisito il 50% della Robert Mondavi, appena comprata, a sua volta, dal colosso Constellation Brands (https://goo.gl/BxjLzk). “Consolidiamo così la nostra posizione – dice Lamberto Frescobaldi a WineNews – e con noi rimangono i nostri soci russi (la multinazionale Spi Group, gigante lussemburghese fondato dal russo Yuri Shefler, e celebre per marchi di vodka come Stolichnaya o Moskovskaya, che con Frescobaldi è nella Tenute di Toscana, ndr) che sono partner importanti che credono nel lavoro che facciamo e nella viticoltura di qualità”.

Vacanze eno-gastronomiche? Montalcino è al top, lo dice “Decanter”

Agosto sta per andare in archivio, le temperature si addolciscono, finalmente, e il rumoroso turismo di massa cede il passo alla quiete delle morbide colline toscane. Settembre, insomma, è il momento perfetto per una vacanza enogastronomica nel Belpaese e, in particolare, in Toscana. Per questo motivo Decanter, il portale inglese dedicato al vino, ha stilato una lista di destinazioni “per ispirare il vostro prossimo viaggio”. Delle otto migliori eno-vacanze, due riguardano la Toscana, “la regione più gastronomica d’Italia”, scrive Decander. Il primo viaggio è un pacchetto di sei giorni fra il Sassicaia di Tenuta San Guido e il Chianti di Volpaia, con tappe a Montalcino e Siena, accompagnati da Jane Hunt, esperta Master of Wine. Il secondo viaggio è invece un soggiorno nel lussuoso Resort a 5 stelle Rosewood Castiglion del Bosco, un borgo di 800 anni immerso in più di 2.000 ettari di bosco e vigne patrimonio dell’Unesco, che comprende due ristoranti, un orto biologico, una scuola di cucina, insieme ad una spa, un golf club privato e una cantina dove assaggiare il loro Brunello di Montalcino.

Anche a Montalcino si è iniziato a vendemmiare

Una vendemmia da record. Almeno per quanto riguarda i tempi. Sono molte le aziende, anche a Montalcino, che si sono portate già avanti con i lavori. Come riporta la Montalcinonews, le motivazioni sono quelle di cui si sta parlando ormai da giorni: temperature altissime, siccità e problematiche legate agli ungulati che, ovviamente, rappresentano un pericolo per i raccolti nonostante le recinzioni montate da numerose cantine per cercare di arginare il fenomeno. Per quanto riguarda i bianchi la mobilitazione è già iniziata, con Col d’Orcia e Banfi in prima linea. Col d’Orcia addirittura ha già terminato, dopo aver deciso di raccogliere i primi grappoli di uva bianca il 9 agosto. Banfi ha iniziato ieri con il bianco, per il Merlot se ne riparlerà probabilmente i primi di settembre. Rispetto alle annate precedenti si può stimare un anticipo di circa quindici giorni per le vendemmie con tempistiche regolari. E c’è anche chi è già partito con il “rosso”. Castelgiocondo ha avviato la raccolta del Merlot, Col d’Orcia lo farà la prossima settimana (insieme al Syrah), all’incirca negli stessi giorni di vendemmia dell’azienda Ciacci Piccolomini d’Aragona. Mastrojanni invece ha deciso di aspettare. Abbiamo passato da pochi giorni la metà di agosto ma per le aziende del nostro territorio è già tempo di raccolti. Un’estate, questa del 2017, che difficilmente verrà dimenticata.